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19/09/2021 - Romitorio di Castro e Ripatonna Cicognina



Informazioni sull'uscita

Data: 19/09/2021

Difficoltà:

- Escursione facile

Distanza in auto: 80 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 7 km

Note:

         

Romitorio di Castro e Ripatonna Cicognina
Distanza: 80
Lunghezza: 7
Punto di ritrovo: Parcheggio sulla Strada Mediana adiacente il Tribunale di Civitavecchia
Pranzo: al sacco o grigliata sul prato
Ora di rientro: a termine escursione
 

Amici trekkisti,

                                                  

                                                                                    Il Tiburzi ritorna a Voi con il cammino dei Monaci di San CoIombano  ….  dal Romitorio Poggio Conte  … alla Chiesa Rupestre di Ripatonna Cicognina, in agro territorio Ischia di Castro ed ai margini della Valle del Fiora.

……………………….

Esattamente nella giornata di domenica 19 settembre cominceremo con un percorso  naturalistico archeologico composto da due diverse frazioni di km. 3,5 ciascuna, intervallate dall’ora del pranzo.

 

Nostri soliti canoni …

NELLA MATTINATA

Ore 8.15 ritrovo nel parcheggio del  Tribunale di Civitavecchia

Ore 8.30 partenza

Ore 9.10 sosta caffè sul percorso stradale presso Bar Ristorante Isolina

Ore 10.00 circa parcheggio sulla strada provinciale, zaini in spalla con il necessario per pranzare ed inizio prima escursione con visita al Romitorio di Poggio Conte ed al suo incantante territorio.

Ore 12.30 circa pranzo sulle rive del Fiume Fiora.

 

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NEL PRIMO POMERIGGIO

Ore 14.00 si torna alla macchine, si raggiunge il parcheggio posto più avanti (circa un km.) per visitare la straordinaria Chiesetta Templare.

Ore 16.00 termine giornata

 

NOTE GENERALI

Utilizzo auto proprie.

Pranzo al sacco o grigliata sulle rive del Fiora (condizioni meteo permettendo).

Escursioni di bassa difficoltà

Utile una torcia per illuminare ambienti bui.

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Note utili

PERCORSO STRADALE CIVITAVECCHIA – AREA SOSTA ROMITORIO DI POGGIO CONTE

DAL PARCHEGGIO DEL TRIBUNALE DI CIVITAVECCHIA SI PRENDE L’A12 – DIREZIONE MONTALTO DI CASTRO. PRIMA DELLA CITTADINA SI GIRA A DESTRA DIREZIONE CANINO (STRADA CASTRENZE S.R. 312). SI INCONTRA UNA ROTONDA (PRENDERE SECONDA USCITA DIREZ. CELLERE). SI PROSEGUE DETTA STRADA E SI GIRA A SINISTRA DOPO CIRCA. 2,300 KM   DIREZIONE MANCIANO-VULCI-CELLERE (S.P. 106) SI PROSEGUE  PER C.A. 14 KM PRESSO IL RISTORANTE ISOLINA POSTO SULLA SINISTRA (QUI SOSTA CAFFE’) OVE E’ ANCHE PRESENTE UNA CHIESETTA CON IL CAMPANILE A VELA. SI RIPARTE E DOPO C.A. 600 METRI. SI GIRA A SINISTRA PER RAGGIUNGERE IL LUOGO PARCHEGGIO PRIMA TRATTA ESCURSIONE. LA STRADA, PROVINCIALE 109, SI PERCORRE PER CIRCA 9 KM.

VANI’ 388 6958494

 

LUOGHI OGGETTO DELL’ESCURSIONE

Ciò che scrivevo in passato …. Vanì, 03-01-2019    -    ore 20,45

EREMO DI SAN COLOMBANO IN LOCALITA’ POGGIO CONTE (CHIUSA DEL VESCOVO) SUL FIORA Ischia di Castro.
Finalmente venne il giorno dell’Eremo di San Colombano! L’escursione ci porta in un luogo immerso in un vero Paradiso terrestre, estremo Eden della nostra cara “Tuscia” Viterbese! Una naturale esedra protetta da un’elevata costa tufacea del Fiora, circondata da fitta vegetazione.

Così dove concepito, l’eremo, privo di indicazioni turistiche, riesce difficile individuarlo! Ben nascosto da occhi indiscreti e posto su un tratto del fiume ove il sentiero, poco più avanti, si chiude contro alte rocce inaccessibili, onde il nome di Chiusa

Giunti al cospetto di quel naturale “anfiteatro”, del minuscolo cenobio appena si scorge il suo rosone a “giorno”. Posto in alto sulla sinistra, una piccola scalinata, intagliata nel tufo cosparsa di foglie e muschi, porta avanti l’ingresso.

E’ qui che alcuni monaci eremitani dell’ordine di San Colombano, hanno trovato pace, conducendo vita grama. A fianco del piccolo eremo, sono presenti altri ambienti ove i religiosi, in maniera “spartana” vivevano, svolgendo le loro attività pastorali vivendo delle elemosine dei frutti del bosco e dei contadini.  Luoghi di profondo isolamento, inevitabile contemplazione, dalla più profonda preghiera alla penitenza corporale.

Con mimetismo perfetto altre grotte si intravedono sulle pareti intorno, lungo ed oltre il nostro sentiero..

Gli storici fanno risalire le opere al XIII secolo, così come ci appaiono, mentre in tutta evidenza, si riconosce la mano dell’uomo etrusco. Il riutilizzo di sue emergenze, abilmente rimaneggiate da artigiani medievali (maestranze guidate da religiosi seguaci del Rito di San Colombano, secondo architetture gotiche). Capolavoro di intagli, lesene, colonne ed archi, il romitorio presenta due ambienti veri e propri. Quello d’ingresso sul cui soffitto sono ricavate delle cornici a forma di cuore. Alla base di questo, intorno alle pareti a destra e sinistra del portale, erano dipinti i dodici apostoli, le cui immagini, separate dalla pietra sono state trafugate ed avviate al mercato clandestino “svizzero”. In seguito sei di queste sono state recuperate dai carabinieri ed ora esposte al Museo di Ischia di Castro.

Sulla sinistra dell’ingresso, un corridoio laterale, che sfugge all’occhio a prima vista. Con andamento circolare, porta dietro l’altare. L’accesso alla seconda sala è diretto, questa rappresenta il luogo più interessante e più controverso del tempio!

Il “cielo”, si presenta con volta a crociera quadripartita, mentre ogni angolo risulta ancora diviso da una carenatura centrale. Tutta la volta, così concepita, è stata affrescata con dipinti che presentano motivi boschivi e floreali, tralci di vite selvatica e foglie di quercia. Altri dipinti assimilabili al mondo onirico, al gioco delle carte ed alla riproduzione del genere umano, lasciano un po’ perplessi!

Nella foto forse elementi sessuali maschili e femminili stilizzati. Potrebbero rappresentare il succedersi del genere umano sulla terra. Giacché ogni uomo non è altro che la perpetuazione del suo genere (maschile!) fin dalla nascita della specie umana, come la donna ne rappresenta la discendenza femminile.

Dietro l’altare presenti una sedia intagliata nella roccia e due dipinti ormai appena leggibili, che ritraevano San Colombano e S.Antonio Abate.

Il rosone, sovrapposto al portale di ingresso, risulta orientato a mezzogiorno a permettere, con straordinaria precisione, in ore diverse a seconda di ciascun equinozio, che un fascio di luce penetri nel suo interno per far risplendere il romitorio nella sua bella ricchezza di motivi, pittorici e strutturali. Lo stesso dicasi per la determinazione esatta del giorno dei solstizi.

Era questo un orologio solare, così come tanti altri in Europa, molto utile, ancor prima dell’introduzione nel mondo di strumenti meccanici, per il calcolo del tempo. Mostrava con esattezza i cicli stagionali annuali. Elementi utili  per l’agricoltura e la liturgia. Dal rosone si proietta verso abside un fascio di luce solare che scandisce esattamente l’inizio dell’inverno, quando si orienta verso l’estrema sinistra (solstizio invernale). A mano a mano, nel decorso stagionale detta luce si sposta su una linea orizzontale, quando il sole si trova allo zenith fino, a raggiungere l’estrema destra (solstizio estivo). Ma, il motivo essenziale per cui il rosone è stato concepito in quella posizione, è per stabilire con esattezza il giorno degli equinozi. Quando un fascio di luce entra perpendicolare all’asse architettonico della Chiesetta e ne illumina il centro abside.

 

Il fatto che furono gli etruschi a realizzare in negativo il tempio, nello spesso banco tufaceo, dà adito come al solito ad alcune perplessità. L’orientamento della sua porta sulla linea equinoziale permette di stabilire con esattezza il perpetrarsi delle stagioni annuali, quindi agli etruschi erano già noti elementi di astronomia? E’ sufficiente prendere in esame altri “orologi” solari, disseminati nel mondo, per suffragare tale ipotesi.  L’uomo, molto tempo prima della nascita di Cristo, già si serviva di “finestre” fisse sull’universo, per stabilire l’orientamento geografico e per lo scandire del tempo sulla terra. “Stonehenge” e tanti altri monumenti orientati ad arte, utilizzavano il punto di levata e tramonto di alcuni astri e del sole (prossimo a noi abbiamo i megaliti di Poggio Rota che venivano utilizzate per questo). Quando la declinazione del sole era pari a zero iniziava esattamente la primavera o l’autunno. Nel momento del solstizio d’inverno, il sole si eclissava nel punto massimo inferiore, mentre nella tarda estate tramontava nel punto massimo superiore.

Il calendario c.d. “Giuliano”, soppiantato da quello “Gregoriano” nel XVI secolo, accumulava una lieve differenza, pari a circa un centesimo di giorno sull’anno solare che, col passare dei secoli, la data d'inizio delle stagioni si spostava man mano all'indietro (si perdeva un giorno ogni 128 anni circa) ed ogni mille anni le stagioni subivano un ritardo significativo.

L’introduzione dell’anno Gregoriano ( 1582) mise un po’ d’ordine nel conto del tempo in Europa. Questo nuovo sistema toglieva parzialmente l’errore dello scivolamento nel tempo, dei mesi convenzionali. Gli anni bisestili ed altre piccole correzioni di riallineamento, previste nel corso dei secoli, facevano il resto. Fu per questo utile creare delle finestre equinoziali nelle chiese, mentre il giorno pasquale veniva stabilito che fosse celebrato nella prima domenica successiva al primo giorno di plenilunio post equinozio di primavera. Aggiungo che San Colombano, risulta nato a Monte Leinster, nel 540 circa. La sua morte a Bobbio (Piacenza), il 23 novembre 615, ove il Santo ha fondato una bella abbazia.  E’ stato un monaco missionario ed evangelizzatore irlandese, uomo di azione ed abile diplomatico, noto per aver fondato da abate numerosi monasteri e chiese in Europa. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalle Chiese ortodosse e dalla Chiesa anglicana. La creazione di un dispositivo nel Romitorio di Poggio Conte, che poteva indicare con esattezza le giornate dell’anno, risultava utile per stabilire la decorrenza del 23 novembre, in una landa sperduta della Tuscia, onde poter celebrare il necrologio del Santo.

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Tra le quinte dell’esedra naturale posta avanti la chiesetta rupestre, quasi passa inosservato un altro bel monumento, che lascia sospettare che il suo aspetto attuale fosse stato aiutato dalla mano dell’uomo: un doppio cono roccioso continuamente levigato dallo stillicidio di una minuscola vena d’acqua….a mò di clessidra!

Nel corso di una visita pomeridiana a Ripatonna Cicognina, un solitario escursionista del luogo ci ha riferito che nella giornata del 23 novembre, giungono in visita nel romitorio di San Colombano, di Poggio Conte, alcune delegazioni di Irlandesi. Il Santo, come indicato, nato in Irlanda aveva assunto il nome Colum bàn (colomba bianca) dalla lingua gaelica. Sappiamo che un monastero dedicato al Santo era presente nel circondario, ma di questo non ne conosciamo l’ubicazione anche perché “si dice” che non ne resta più alcuna traccia.

 

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RIPATONNA CICOGNINA

I Cavalieri Templari della Maremma

 

“Non nobis, Domine, non Nobis sed Nomini tuo ad gloriam” 
Non a noi, non a noi Signore da' gloria, ma al nome tuo" . 
                         (Motto dei Cavalieri Templari dell’ordo del Tempio.)

 

Le Vie Francigene (o Romee), dall’Europa Centrale (Canterbury) erano percorse da migliaia di pellegrini in viaggio verso Roma od alla Terra Santa. L’incolumità di questi viaggiatori era assicurata dai Monaci Templari. L’ordine religioso “cavalleresco” cristiano aveva creato, sulle vie di comunicazione, tutta una serie di insediamenti, posti a distanza di 20 30 chilometri l’uno dall’altro, capaci di accogliere e gestire questi flussi. Precettorie, Mansioni e Case Fortezza templari, ospitavano seguivano e garantivano sicurezza a queste migliaia di pellegrini in viaggio verso i luoghi Santi.

Dietro un modesto compenso questi viandanti si fermavano la notte presso Mansioni Templari, consumavano un sobrio pasto e ricevevano informazioni utili sul viaggio che li attendeva. Conoscendo a priori rischi,  caratteristiche e  luoghi di approvvigionamenti. Di queste centri di accoglienza ce n’erano distribuiti in tutta Europa circa un migliaio. Con il tempo, l’ordine cavalleresco si arricchì notevolmente, l’invidia generale non mancò tanto che il Papa Clemente V, sobillato dal re di Francia, mise al bando questi onesti cavalieri di Cristo.

I pellegrini, per raggiungere il loro scopo, sceglievano quale via percorrere, a seconda della stagione, delle credenze religiose legate alle reliquie dei Santi dislocate nelle chiese incontrate sul loro cammino ed alla situazione politica dei territori attraversati.

La Via Francigena vera e propria partiva da Canterbury, attraversata la Manica, percorreva Francia, Svizzera, Val D’aosta. Sfiorava poi Milano, toccava rispettivamente Piacenza, Faenza, Pontremoli, Aulla, Sarzana, Pietrasanta, Lucca, Altopascio, San Miniato, San Gimignano, Monteriggioni, Siena, Monteroni d’Arbia, Buonconvento, San Quirico d’Orcia, Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Vetralla, Capranica, Sutri, Monterosi, Campagnano, Formello, Isola Farnese, per giungere a Roma, attraverso la Via Trionfale. Dal Sud partiva da Brindisi, attraversava la Puglia, la Campania, per buona parte del percorso seguiva il tracciato della Via Appia.

Ma oltre alla via ufficiale, tutta una serie di “ragnatele” prossime a questa, veniva utilizzata per bypassare alcuni passaggi divenuti impercorribili (frane o ponti saltati dalle piene) o ritenuti “pericolosi” per l’incolumità dei pellegrini. Non era infrequente l’assalto di bande di briganti infestanti le zone frequentate, che “ripulivano” i viandanti di ogni cosa, senza ritegno, uccidendo a volte i malcapitati.

Nella cittadina di Valentano, era attiva una “Precettoria” che controllava i viandanti che provenivano da Acquapendente e, che, volutamente transitavano al di qua del Lago di Bolsena, lasciando la Via Francigena vera e propria.

Oltre alle vie predette erano attive ed anche molto frequentate altre strade più occidentali alla “francigena”, quali l’Aurelia e la Via Clodia.

L’Aurelia veniva percorsa dai pellegrini provenienti dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Francia meridionale, ma in prossimità di Civitavecchia, i viandanti ripiegavano per vie interne, perché la consolare era interrotta in località San’Agostino.

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Ripatonna Cicognina é posta a picco su una rupe scoscesa sul corso terminale del Torrente Olpeta. Presumibilmente, il toponimo ricorda la nidificazione di alcune garzette bianche (c.d. cicognine).

Sul margine alto della costa tufacea, entro cavità naturali ove, da tempo immemorabile, ha abitato l’uomo, intorno al XII secolo i Cavalieri Templari realizzarono una loro bella e nascosta Mansione.

IN UNA SALA INTERNA DEL SITO DI “RIPATONNA” E’ ANCORA PRESENTE SU UNA PARETE, SCOLPITA, LA CROCE PATENTE DEI TEMPLARI. LA STESSA HA SUPERATO LA DISPOSIZIONE DEL RE DI FRANCIA E DEL PAPA DI FAR CANCELLARE OGNI SIMBOLO PRESENTE IN EUROPA DELL’ORDINE CAVALLERESCO, MA NON HA SUPERATO IL CINISMO DI VANDALI ATTUALI CHE DI RECENTE, NE HANNO ASPORTATO UN BRACCIO.

La posizione consentiva il controllo dei pellegrini che transitavano sulla Via Clodia, posta nei pressi, per raggiungere Roma. La strada superava il Fiora attraverso il Ponte San Pietro, lì prossimo, proveniente da Grosseto, Sorano-Sovana-Pitigliano. Mentre a sud toccava Castro diruta, Pietrafitta, Tuscania ed il Castello di Respampani, ove entro le grotte della Porcareccia potevano passare la notte e ricevere un piatto caldo. Le grotte in parola, da noi aperte di recente, saranno oggetto di una prossima escursione. Tali grotte potevano ospitare pellegrini a centinaia. La Via Clodia proseguiva per Norchia ed il basso viterbese e quindi Roma.

 

 



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